L’Arte di Dio. Sacri pensieri, profane idee

di Manuela Antonacci – 16 gennaio 2018 Radio Sound

In un mondo in cui il nichilismo ha corroso ogni forma di pensiero e di conoscenza della realtà, anche la Bellezza è stata degradata a pura categoria estetica, assumendo un valore totalmente relativo (tanto che persino il trionfo del brutto e del non senso nell’arte, oggi è considerato una forma di “bellezza”) nonostante ciò, oggi, si ha ancora l’audacia di imbattersi in un’impresa coraggiosa come questa e cioè di tornare a parlare di arte con la “a” maiuscola, alla luce di una concezione della Bellezza come aspetto costitutivo, ontologico del reale, perciò oggettivo e comprensibile attraverso l’intelletto.
Questo è lo straordinario proposito sotteso a “L’arte di Dio. Sacri pensieri pensieri, profane idee”, a cura di Cristina Siccardi, edito da Cantagalli. Potremmo definirlo una sorta di simposio ideale tra intellettuali e artisti, sull’arte sacra (Sgarbi, Muti, Du Barry ecc.) che si confrontano su alcuni interrogativi di fondo: l’arte sacra è ancora in grado di avvicinare i fedeli a Dio? E’ concepibile un Dio senza la presenza del Bello? L’arte sacra ha ancora una funzione catechetica? Queste sono solo alcune delle domande a cui si cerca, per quanto possibile, considerata la vastità dell’argomento, di dare un’esaustiva risposta.
Richiamiamo, in questa sede solo alcuni dei preziosissimi contributi “d’autore” forniti su tale tematica: il filosofo Corrado Gnerre si scaglia contro una concezione “soggettivista” del bello affermando che il bello dev’essere riconosciuto come tale, per questo l’astrazione non può rientrare in tale categoria perché non ha alcuna corrispondenza con i canoni con cui conosciamo la realtà e non può essere riconosciuto, quindi una semplice pennellata fatta a casaccio sulla tela, non si può considerare arte perché non è “riconoscibile”, decodificabile. Dunque l’arte deve recare in sé un messaggio oggettivo, chiaro, da cui deriva direttamente la sua “comunicabilità”, tanto più l’arte sacra.
Sulla stessa linea d’onda si muove il pittore Giovanni Gasparro, soprannominato dal critico Camillo Langone “Il principe dei Papi” per la costante presenza del sacro nelle sue stupefacenti opere. Gasparro afferma che l’arte sacra è uno strumento di ausilio alla liturgia e alla devozione e dev’essere sempre aderente alle Scritture e al dogma perché il compito dell’artista è quello di lasciarsi guidare da Dio ponendolo al centro della sua ispirazione, ciò che, afferma, manca a molte archistar contemporanee che producono edifici di culto di difficile interpretazione. Nel concetto attuale di bellezza, secondo l’Artista, viene a mancare, infatti, l’afflato trascendente che costituisce un tutt’uno con il suo valore ontologico. Dunque l’arte deprivata del suo slancio trascendente, perde anche quella tensione razionale verso un Tu capace di plasmarla e darle significato.
La ricchezza dei contributi offerti in questo libro che potremmo definire un vero e proprio “manuale di arte sacra” e il linguaggio scorrevole con cui tematiche così importanti vengono affrontate, rendono l’opera assai appetibile e fruibile anche per i “non addetti ai lavori”. Una lettura piacevole e insolita che raramente si ha modo di affrontare, spesso, persino nei manuali di storia dell’arte più conosciuti, ulteriore nota di pregio del volume.

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