Gli angeli nell’arte

di Cristina Siccardi – Radici Cristiane n. 132 – Aprile 2018

Come è cambiata la raffigurazione degli angeli nel corso dei secoli? Può sembrare strano, eppure l’arte riflette le concezioni filosofiche e teologiche proprie di ciascuna epoca. Per cui si passa dagli angeli nunzianti e giustizieri agli angeli sacerdoti, dagli angeli militari agli angeli nuvola, sino alle rappresentazioni più recenti, purtroppo deformi e umanizzate, prive di identità, tipiche di concezioni ateizzanti…

L’Arte cristiana si è sempre occupatadi Angeli, creature immateriali e di puro spirito. La parola Angelo deriva dal latino angelus e trae origine dalla parola greca ἄγγελος (ánghelos), ovvero messo, messaggero, servitore. Gli Angeli sono messaggeri e servitori di Dio in quanto «vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli» (Mt 18,10) e sono «potenti esecutori dei suoi comandi, pronti alla voce della sua parola» (Sal. 103,20). Dotati di intelligenza e volontà, sono creature personali, immortali e superano in perfezione tutte le creature visibili, così come attesta il Nuovo Testamento: «Io vi dico, tra i nati di donna non c’è nessuno più grande di Giovanni, eppure il più piccolo nel regno di Dio è più grande di lui» (Lc 7, 28).

Benefici e malefici

Dall’incarnazione all’ascensione, la vita del Verbo incarnato è circondata dall’adorazione e dal servizio degli Angeli e tutta la vita della Chiesa beneficia del loro aiuto. Angeli benefici, ma anche Angeli malefici: Luciferosi ribellò a Dio e dall’antica sua caduta e dei suoi adepti lotta per rubare il più possibile anime a Dio.Nell’Arte cristiana il nunzio celeste arriva nell’altoMedioevo, canonicamente presentato come un uomo, vestito di dalmatica e pallio, dotato di maestose ali:sono gli Angeli «nunzianti» e «giustizieri». Con l’andare del tempo si diversificheranno negli abitirispetto al corredo iniziale, dando origine a diverse tipologie angeliche.Fu proprio nel Medioevo che venne formulata una definizione iconografia delle varie gerarchie. Il Dottore della Chiesa, santa Ildegarda di Bingen (1098- 1179), pittrice oltre che musicista, con la descrizione dei 9 cori angelici – Angeli, Arcangeli, Virtù, Potestà, Principati, Dominazioni, Troni, Cherubini, Serafini – e la Divina Commedia di Dante (1265-1321) sonostati punti di appoggio basilari dell’angelologia iconografica. Era molto importante che la complessità della speculazione filosofica e teologica su questi esseri invisibili e impalpabili trovasse riscontro ed efficace chiarificazione nella rappresentazione artistica. Gli ordini angelici vengono così ad assumere una specifica fisionomia, proprio come accade nella decorazione a mosaico del Battistero di San Marco a Venezia (1344-1354).

Il testo giovanneo dell’Apocalisse giustifica il sorgere dell’«Angelo sacerdote» che trova la sua ragione d’essere nel parallelismo fra le gerarchie celesti (Angeli, Arcangeli, Principati) e quelle terrene (diaconi, preti, vescovi),elaborato dallo pseudo Dionigi Areopagita tanto nel De coelestiHierarchia quanto nel De ecclesiastica Hierarchia. Fra i primi esempi di Angeli in abitosacerdotale sono da ricordare quelli dipinti sulle pareti della XVIII cappella delconvento di Sant’Apollonio a Bawi’t in Egitto,risalenti alVI-VII secolo. Laspecificità della loro funzione liturgica è segnalata dalla presenza dei turiboli che tengono inmano, mentre la foggia delle loro vesti è caratterizzata dagli orbicoli di tradizione copta.

Angeli sacerdoti

Abiti diversi, legati alla cultura del territorio, indossano gli «Angeli sacerdote»del Pantheondi Sant’Isidoro a Léon (1160 1170) e quelli che brillano nelle vetratedi Notre-Dame a Parigi (1180 ca.). Mentre gliAngeli dipinti da Giotto nella scena dell’Ascensione nella Cappella degli Scrovegni di Padova (1304-1305) o nell’Adorazione dei Magi appartengono alla stessa tradizionecui si riferisce l’Arcangelo Gabriele dell’Annunciazione di Simone Martini agli Uffizi di Firenze(1333). Tuttavia muta l’ordineangelico: gli Angeli di Giotto vestono la tunica diaconale, mentre l’Arcangelo Gabriele di Martini indossa paramenti sacerdotali e il suo capo è ornato in modo regale, con elementi legati alla natura e con diadema e nastrisvolazzanti (carattere, quest’ultimo, peculiare dell’angelologia artistica), soluzione di ispirazione bizantina.

Passiamo ora agli «Angeli militari», appartenenti all’armata celeste. Essi sono legati aipassi biblici dove si invoca Dominus Sabaoth, il «Signore degli Eserciti» (1Samuele 1,3,11; Salm23-24,10; Geremia 7,3 e 9,6; Isaia 1,9 e 4,3). Guida della milizia angelica è San Michele Arcangelo, che ritroviamo, fra le sue prime rappresentazioni, in Sant’Apollinare in Classe aRavenna, a lato dell’abside (metà del VI secolo). L’indumento che lo caratterizza è la clamide,mantello militare comune anche ai dignitari della corte bizantina.Angeli con lance fannoda guardia del corpo aCristo, posto in trono nellachiesa di Sant’Apollinare Nuovo (Ravenna). In Occidente i corredi militari venivano tratti dalla civiltà romana, come si evince nella tavolettadegli Angeli ribellicustodita al Louvre di Parigi (1340 ca.),dove è presente la lorica, armatura degli antichi Romani squamata a scaglie di metallo, con venature di nuovo gusto goticheggiante. L’armatura completa viene utilizzata da Giusto de’ Menabuoi nel Battistero di Padova (1376-1378) nella Cacciata dei progenitori: l’Arcangelo porta, sotto il gonnellino romano, gambali e ginocchiere di metallo.

Angelo nuvola

Nel XIV secolosi diffonde, in virtù della cultura del tempo, la concezione della donna angelicata nell’economia della Salvezza (si pensi alla figura di Beatrice nella Divina Commedia):è la nascitadegli Angeli in vesti femminili.Pensiamo allaResurrezione di Wysebrod (1350-1360) conservata allaNarodniGalerie di Praga, dove un elegante Angelo siede sul sepolcro. Arriverà, successivamente, l’incantevole bellezza degli Angeli di Raffaello e di Bernini.

L’essere spirituale diventa anche «Angelo nuvola», legato al vento e all’elemento aereo in genere, perché egli abita i Cieli. Tale interpretazione deriva, in particolare, dal Liber sententiarum (I, X, 19), dove si leggeche gli Angeli traggono corpo «(…) da quell’aria che sta più in alto e che indossano come solidaforma fatta di cielo», idea ripresada SanTommaso d’Aquino (SummaTheologiae I, q. 51, a. 2 ad 3). Ecco allora Angeli che fuoriescono dalle nuvole e da queste prendono forma come accade nellaCrocifissione di Pietro Lorenzetti ad Assisi,nellaBasilica inferiore di San Francesco (1320 ca.), ma anche in Giotto e in SimoneMartini. Il luogo angelico del Cielo richiama pure i volatili, perciò l’iconografia sacra si occupa degli «Angeli uccello» come nella Lamentazione su Cristo morto di Giotto (Padova,Cappella dell’Arena) o come gli Angeliappollaiati sui rami della tavola della Madonna con il Bambino, i Santi Nicola e Caterina e un donatore diGentile da Fabriano (1395-1400), conservata negli StaatlicheMuseen di Berlino, dove i messaggeri celesti suonano strumenti musicali. Gli uccelli, infatti, oltre che volare, cantano, pertanto «Angeli musicanti»si trovano alPortico della Gloria nella cattedraledi Santiago di Compostella( 1168-1188), nei codici miniati e nelle maestose tavole rilucenti d’oro di PaoloVeneziano nella prima metà del Trecento.

Se nell’età paleocristiana, ovvero prima del IV secolo, non si aveva ancora una convenzione iconologica per rappresentare la figura angelica, come dimostra L’Annunciazione della metà del III secolo raffigurata nelle catacombe di Priscilla sulla via Salaria di Roma, dove l’Arcangelo San Michele è presentato senza ali, nell’età postmedioevale, successivamente venne definito il concetto di angelus, grazie ai lunghi dibattiti teologici che ebbero inizio fra la fine del II secolo e l’inizio del III. Fu così che l’iconografia angelologica assunse una caratterizzazione alata e più divinizzata.

Il Beato Angelico

L’immaginario comune della figura angelica ha spesso attinto ai dipinti del domenicano Beato Angelico (XIV-XV secolo), il quale dipingeva in prevalenza angeli dalle tuniche rosa o blu, decorate con stelle d’argento e d’oro, mentre suonano arpe, trombe, violini e danzano versando petali di rosa e fiori per celebrare la gioia dei santi e dei beati. Egli amava particolarmente rappresentare l’Annunciazione di Gabriele alla Madonna (primo mistero gaudioso del Rosario) e l’Incoronazione della Vergine a Regina del Paradiso (quinto mistero glorioso). Nessuno come lui è riuscito ad esprimere meglio la realtà angelica: occhi intrisi di luce soprannaturale; presenze divine di puro sogno; grazia celestiale espressa con linee e cromatismi sublimi; figure di eccelso virtuosismo; ali di una grazia, di un’armonia e di una fluorescenza impareggiabili… Non a caso Giovanni da Fiesole (al secolo Guido di Pietro) è stato chiamato Fra’ Angelico. Già dopo la sua morte era stato definito Beato Angelico, sia per la religiosità di tutte le sue opere, sia per le sue personali doti di umanità e umiltà: verrà beatificato da Giovanni Paolo II nel 1982.

In seguito vennero Botticelli e Perugino (XV secolo) con angeli coronati di fiori, intenti a cantare le lodi agli abitanti del Paradiso. Nella stessa epoca gli artisti fiamminghi dipinsero angeli vestiti di tuniche dalle pieghe perfette, oppure ricoperti di sontuosi paramenti liturgici. I graziosi putti con le ali arriveranno un secolo più tardi, spesso rappresentati solo con una testina ricciuta e due ali. Nel 1670 Papa Clemente X inserisce definitivamente nel rituale cattolico la festa dell’Angelo Custode (2 Ottobre) ed ecco nelle chiese entrare colui che viene assegnato da Dio ad ogni suo figlio.

Gli angeli deformati

Attingendo nello sterminato panorama, ricordiamo ancora: Gli Angeli musicanti di Melozzo da Forlì (1472 o 1478-1480), provenienti dalla volta dell’abside della Chiesa dei Santi Apostoli a Roma; La Madonna Sistina, olio su tela di Raffaello (1513-1514 circa), conservato nella Gemäldegalerie di Dresda; il Putto che suona (o Angiolino musicante), olio su tavola di Rosso Fiorentino (1521), conservato nella Galleria degli Uffizi di Firenze; Riposo durante la fuga in Egitto di Caravaggio (1596); San Michele Arcangelo di Guido Reni (1635) nella chiesa dei Cappuccini a Roma; L’apparizione degli angeli ad Abramo di Giambattista Tiepolo (1727).

Poi vennero gli angeli deformati del XX secolo, dove il soprannaturale non esisteva più e la figura angelica veniva concettualmente umanizzata, come risultano gli angeli dipinti da Paul Klee fra il 1920 e il 1940: piccoli disegni, a matita o acquerello, in cui compaiono figure imprecise che aspirano al divenire e non all’essere. Da citare il suo Angelus Novus (1920), “angelo” (?) beffato, impotente, umanizzato e astratto, senza identità, che rappresenta l’incompiuto cammino esistenziale, alla ricerca della formazione di sé. Ecco distrutta la figura angelica della cristianità: siamo ormai giunti alle performance pittoriche delle filosofie e teologie contemporanee e ateizzanti.

 

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