Di fronte ad un’arte che spesso non sa più parlare a Dio e di Dio, per la prima volta viene proposto un Simposio fra intellettuali ed artisti, capace di rispondere a queste sensibili domande: l’arte contemporanea è ancora in grado di dare Gloria a Dio? È capace di avvicinare i fedeli in maniera adeguata al Cristianesimo? Conta o non conta la bellezza nell’arte sacra e nei riti liturgici? Che cosa comunicano di sacro le chiese moderne? Esiste ancora una pedagogia catechetica nei nuovi edifici di culto? Bambini e adulti, entrando nelle chiese odierne, trovano ambienti adeguati per il raccoglimento, la preghiera, l’elevazione dell’anima? Com’è possibile che la committenza ecclesiastica chiami ad operare architetti o artisti distanti dai concetti di bellezza e sacralità?

Davvero l’arte è morta come sentenziava Hegel, il filosofo della confusione contemporanea, nella sua Fenomenologia dello spirito? L’arte “è e rimane per noi un passato”? Allo stesso modo «Dio è morto» come annunciava al mondo il filosofo esistenzialista Nietzsche? […] Le asserzioni ipotetiche dell’uno e dell’altro pensatore sono state determinanti per l’àncora filosofica alla quale si sono aggrappati atei, gnostici e secolarizzatori. In realtà Dio, come l’Arte, non sono affatto morti: questa è la vana illusione dei desiderata dei senz’Arte e dei senza Dio. L’Arte Sacra del passato è contemporanea all’uomo di oggi, che spesso non sa più leggerne gli apparati simbolici e iconografici, ma forse, più che mai, vi trova sollievo, pensando che esiste una dimensione soprannaturale e, nel farlo, rimembra la sua coscienza. - Cristina Siccardi

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La chiesa come costruzione è un segno, un segno evidente di una Presenza, quella del Divino, di un Dio in Carne, Sangue, Anima e Divinità, qual è il Santissimo Sacramento; una Presenza che non può confondersi con il mondo, con il tempo e con la storia, ma che deve orientare e governare visibilmente… il mondo, il tempo e la storia.

Corrado Gnerre

Il degrado liturgico non è un problema di mera prassi. Esso non si intende se non se ne coglie la radicalità teorica, che ne costituisce la premessa (implicita o esplicita, che sia). Questa è data dalla immanentizzazione delle categorie teologiche, che conseguentemente svuota di valore teologale i segni liturgici, concludendo (logicamente) nell’autocelebrazione antropocentrica, quando non apertamente nella esaltazione demagogica (a carattere carismatico o prassistico). Di conseguenza la teologia immanentizzata si muta in ideologia. Proibisce ogni domanda su se medesima. E diviene totalizzante ed intollerante di fronte ad ogni obiezione, come tutte le ideologie.

Giovanni Turco

Il fondamento reale sul quale riposa la percezione del bello non è né più né meno che la realtà di un ordine intellegibile. Ecco perché Sant’Agostino si è ricongiunto esattamente con San Tommaso quando egli ha detto che il bello è «lo splendore dell’ordine». 

Abbè Jean-Michel Gleize

Il latino è una lingua immutabile che, fissatasi nelle sue strutture grammaticali, viene sottratta ai cambiamenti delle lingue volgari, e perciò, è appropriata per esprimere i concetti dogmatici non sottoposti all'evoluzione del pensiero.

Don Roberto Spataro

Quello che è successo nelle nostre chiese per adeguare le architetture del passato alla nuova liturgia non ha nemmeno l'ombra d'una giustificazione culturale. È quasi sempre il frutto della mancanza d'educazione e dell'assenza di una coscienza storica cui soltanto uno studio approfondito e faticoso (praticato nelle scuole e, in questo caso, soprattutto nei seminari) può mettere rimedio.

Antonio Natali

La Chiesa ha capito assai per tempo la funzione didattica e catechetica dell'arte figurativa. Poi con l’avvento della Modernità c’è stata come un’eclissi, un oscuramento. La distruzione dei presbiteri storici è un delitto contro la storia e anche contro la religione.

Antonio Paolucci

Alcuni elementi tipologici fondamentali che determinano la libertà sul male, al di fuori di ogni codice e da ogni indicazione spaziale, è praticamente rappresentato dal fatto che dall'architettura religiosa, realizzata negli anni Sessanta, Settanta, Ottanta, Novanta fino a Fuksas mancano la volta e la cupola: la cupola è il Cielo, la volta è la dimensione che sta sopra alla testa degli uomini. Mancano sia le forme architettoniche, sia gli affreschi, sia le decorazioni che accompagnavano quelle  forme curvilinee e quindi è evidente la volontà di interrompere le tipologie verticali […] Si è deciso di rinunciare al Cielo […] quindi si procede attraverso stilemi meccanici, che servono magari per contenere persone, come potrebbe essere un teatro… ma teatro è già molto. Essi sono niente!

Vittorio Sgarbi

L’arte contemporanea è senz’altro un’ arte, quella di versare olio sul fuoco e dialogare con essa può spingere i cristiani, e soprattutto gli intellettuali, verso un’apostasia tranquilla. [...] Alcuni hanno paura di non essere moderni e pensano che «se la Chiesa vuole sopravvivere, deve adattarsi».

Christine Sourgins

La soppressione delle forme di venerazione per il Sacramento, ha suggerito a molti ecclesiastici semplici e anche meno semplici che nella Messa non sia presente nulla degno di venerazione. [...] L’antica liturgia cattolica era una eccellente scuola in cui apprendere il rispetto. L’odierna informalità favorisce la mancanza di rispetto e ha avuto conseguenze nefaste per il singolo cristiano.

Martin Mosebach

La Chiesa cattolica, dopo avere combattuto vigorosamente questo processo di secolarizzazione, negli ultimi cinquant’anni sembra averlo fatto proprio. Oggi viviamo in un’epoca di desacralizzazione del Corpo Mistico di Cristo. Questa secolarizzazione significa la penetrazione all'interno della Chiesa di errori, corruzione morale, ma anche della bruttezza artistica e liturgica. L’arte ecclesiastica postconciliare è brutta, proprio perché non è più sacra: secolarizzandosi ha perso la sua bellezza.

Roberto de Mattei

Penso piuttosto che la Chiesa per volersi adeguare a tutti i costi alla realtà secolarizzata contemporanea, temendo di restare esclusa o emarginata, si sia adattata a modelli edilizi correnti e ne abbia assunto tutti gli aspetti, soprattutto quelli più negativi. La moderna liturgia e le chiese di recente costruzione sono entrambe vittime di uno stesso modello sociale, economico e culturale prevalente, che sembra avere escluso ogni riferimento religioso. Questo desiderio della Chiesa di mostrarsi al passo con i tempi ha fatto sì che rinunciasse alla propria identità, aderendo ad un modello sociale totalmente slegato da valori religiosi, dimenticando quanto questi abbiano contribuito a formare la nostra cultura.

Pier Carlo Bontempi

L’esigenza di celebrare verso il popolo e dunque la necessità di trasformare i vecchi altari e rimuoverne i tabernacoli, proviene proprio dal desiderio di sradicare l'essenza sacrificale dal rituale eucaristico, riducendo quest'ultimo a semplice cena cerimoniale. Così facendo si distrugge quell'unità tra culto sacrificale e latria che è caratteristica propria e particolare del culto cristiano.

Andrea De Meo Arbore

Nel pre-Concilio Vaticano II, il susseguirsi dei secoli non ha depauperato il fulcro del linguaggio artistico cristiano, non ne ha inficiato l'ethos lo ha solo declinato alle esigenze espressive del momento. Per questo ci può essere progresso vero nelle arti (soprattutto sacre) solo se c’è un giusto equilibrio fra innovazione e Tradizione. Oggi, invece, si sono abbandonate proprio le prerogative fondamentali, creando opere d’arte “sacra” che appaiono come manifestazioni gnostiche del solipsismo soggettivista, scegliendo l'opzione aniconica, rigettata dalla Chiesa sin dalle origini, a scapito della figurazione, qualità stilistica che il Cattolicesimo ha ritenuto imprescindibile in tutta la sua storia bimillenaria.

Giovanni Gasparro

Il crimine del XXI secolo è quello di non odiare il brutto e di fargli delle concessioni. È così che si svuotano le nostre chiese della loro bellezza e ci avviciniamo al vuoto delle chiese protestanti! E, disgraziatamente, la Chiesa Cattolica moderna partecipa all’abbruttimento delle nostre cattedrali, introducendo in esse opere astratte, concettuali.

Daphné Du Barry

Indubbiamente il Vetus Ordo conserva il fascino antico della millenaria sacralità cristiana che dopo il Concilio Vaticano II sì è in un certo senso sacrificato alla comunicazione ad ogni costo. Ritengo che questa sia stata una semplificazione sommaria, certamente dettata dallo sviluppo frenetico dei media e dalla loro ancora poco compresa volatilità. L’istituzione cattolica romana ha 2000 anni di storia e certo risulta compressa e sminuita se trattata alla pari di altre realtà molto recenti e che hanno molto meno da mettere in gioco. Trovo che la sostituzione del latino con la lingua locale abbia tolto al rito il senso di universalità che si può percepire ascoltando una lingua antica di oltre 2500 anni.

Pier Luigi Pizzi

In Italia non esiste un percorso formativo diffuso di formazione musicale/liturgica nei Seminari. I nostri giovani preti, in genere, si inseriscono nella vita pastorale non avendo ricevuto quasi nulla in questo ambito. Tutto ciò è una grave responsabilità.

Mons. Vincenzo De Gregori

Si può cantare in gregoriano la Messa di Paolo VI, ma è una musica calzante per quella liturgia? LaMessa Novus Ordo presenta in se stessa molte problematicità dottrinali. Ornare la nuova messa colgregoriano non posso dire che sia in sé sbagliato, dico però che non risolve il problema intrinseco alla nuova liturgia: per questo, è del tutto inutile giacché rappresenta solamente un tentativo per raddrizzare qualcosa che non è e non sarà mai diritto. Sarebbe come andare vestiti in frac alla riunione di condominio. [...] Quella in difesa della musica sacra è una battaglia che, viste le implicazioni retoriche e "di significato" veicolate dall'autentica musica liturgica, è anche una battaglia in difesa della fede cattolica.

Mattia Rossi

Le ragioni del generale dominio del mediocre o del brutto si riconducono, in prima battuta, all’onnipotenza della Ragion pastorale (partecipazione sì/formazione dottrinale no), a partire dai livelli della cultura teologica diffusa, orecchiata, cioè dalla concezione del sacerdozio, della celebrazione, dell’assemblea, ridotti a poca cosa pur che non siano d’ingombro alla vita della cosiddetta comunità, agli imperativi pedagogizzanti di non direttività e non verticalità, a quelli più terra terra: «i laici, i giovani, non mi verrebbero più». […] la parrocchia come la scuola ha abbandonato l’idea della adozione di obiettivi e livelli alti, e, avendo mirato a novità rivoluzionarie, si è ridotta alla disordinata difesa dei risultati minimi.

Pietro De Marco

Temendo di essere accusata di attentare alla libertà d'espressione, a differenza dei musulmani e degli ebrei la Chiesa non si azzarda a denunciare il sacrilegio.  Anzi, sorprendentemente, la Chiesa cattolica è tentata di considerare queste forme estreme della creazione artistica come testimonianze di un sacro adatto ai nostri tempi, al punto di diventare un attore di questo strano commercio. Sulla scia del Concilio Vaticano II, è con stupore che abbiamo sentito l’ala più «illuminata» della Chiesa, che favorisce questo clima di mistagogia, dichiararsi aperta a tali erranze comportamentali.

Jean Clair

È la Chiesa che ha determinato la storia della grande musica. Quando entro in una chiesa e sento quattro strimpellate di chitarra o canti con parole insipide e senza senso, credo che sia un insulto. Io non riesco a spiegarmi come mai in passato ci sia stato un Mozart e un Bach, e oggi abbiamo delle cantilene. Questo è mancanza di rispetto all’intelligenza delle persone.

Riccardo Muti

Il grande repertorio di musica sacra che ci è stato consegnato dal passato è costituito dalle messe,dagli offertori, dai responsori: prima non esisteva liturgia senza musica. Oggi colla nuova liturgia questo repertorio non ha più spazio, è una stonatura, inutile illudersi. È come se Michelangelo per il giudizio universale avesse avuto a disposizione un francobollo! […] come è possibile oggi eseguire un Gloria o addirittura un Credo. Per prima cosa dovremmo tornare, almeno per le messe solenni e per le feste, a una liturgia che dia spazio alla musica e che si esprima nella lingua universale della Chiesa, il latino. In Sistina, dopo la riforma liturgica, ho potuto mantenere vivo il repertorio tradizionale della Cappella solo nei concerti. […] La Chiesa cattolica ha rinunciato a se stessa e alla propria fisionomia, come quelle donne che si fanno la plastica facciale: poi non si riconoscono più e qualche volta gliene derivano anche serie conseguenze.

Card. Domenico Bartolucci

Nella tradizione cattolica, la bellezza è considerata categoria ontologica e, in ultima analisi, teologica. La ricerca della bellezza non ha nulla a che vedere con la semplice estetica o fuga dalla ragione, poiché, in prospettiva divina, la bellezza, insieme alla verità e al bene, si assimila all’essere: Dio è verità e bontà e bellezza stessa; questi attributi, in linguaggio filosofico, sono chiamati i «trascendentali». Il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica ha un paragrafo importante che riassume il concetto teologico di bellezza. Ciò che è più degno di nota è che questo articolo del Catechismo si trova nella sezione sull’ottavo comandamento: «Non dire falsa testimonianza».

Don Uwe Michael Lang

Arte Sacra...

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Paintings. Percorsi nella pittura contemporanea da una collezione privata Opere della Collezione Menon BASSANO DEL GRAPPA (Vicenza) MUSEO CIVICO a cura di Chiara Casarin dal 10 giugno al 2 settembre 2017 Vernissage, 10 giugno, ore 18:00 www.museibassano.it Museo Civico di Bassano del Grappa, Piazza Garibaldi 34 Info. Tel. 0424/51.99.01 Cinque opere di Giovanni Gasparro, provenienti […]

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